Una ciambella con il buco può alzarti l’autostima
Cosa c'entrano il canale di Panama, Guns N' Roses e una comunità indigena con una buona ciambella?
So già cosa stai pensando: titolo da clickbait. Ti assicuro che è realmente così, e lo scoprirai alla fine di questo post.
Il 23 luglio sono partito per Panama, destinazione Taste Tomorrow 2026 Panama: l’evento in cui Puratos, un nostro cliente, detta i trend del prossimo anno in ambito panetteria, pasticceria e cioccolateria a tutti i loro clienti del Sud America.
Il motivo per cui c’ero io è semplice — tutti i prodotti esposti ai loro clienti interagiscono con la tecnologia contactless e gli Agenti AI di Contatto Divino.
Ma il vero motivo per cui sto scrivendo questo post è un altro, e ci arriviamo tra poco.
Quarantasei ore di volo per settantadue ore di evento
Ringrazio l’agenzia Lena che ha organizzato il mio viaggio, anche se il percorso è stato una piccola impresa: Bologna-Roma, Roma-Madrid, Madrid-Panama. Ventitré ore all’andata e ventitré al ritorno, per settantadue ore di evento che ho seguito e presidiato in ogni singola attività.
Non ho ancora capito perché sia stato necessario passare da Roma, esistendo il volo diretto Bologna-Madrid. Però anche quello scalo ha avuto il suo lato positivo: ho vissuto la finale dei Mondiali tra Spagna e Argentina in volo, con l’annuncio della vittoria della Spagna fatto direttamente dal comandante. Sullo stesso aereo, la gioia degli spagnoli e il silenzio depresso degli argentini. Un pezzo di mondo compresso in una cabina pressurizzata.
Dodici milioni di euro per passare
Panama è una di quelle città all’altezza dell’equatore dove, appena atterri, senti quell’odore di vissuto e soprattutto di umidità.
È una città che si orienta, ahimè, verso un commercio fiorente per il narcotraffico: ogni tre per due c’è una pista d’atterraggio per ultraleggeri velocissimi, che vedi arrivare, atterrare, rimbalzare e ripartire.
Ed è una città fiorente per il canale, che ho potuto vedere in super velocità. Ogni nave che ci transita vale come minimo dodici milioni di euro. Quei dodici milioni sono il prezzo del biglietto di passaggio: solo il pedaggio. Anche la nave più piccola deve riconoscere allo Stato di Panama quella cifra per attraversare.
Capisci bene che a Panama non interessa granché concentrarsi sulle tasse, quando basta il transito di dodici piccole navi al giorno per fare centoventi milioni di euro di fatturato quotidiano. È questo il motivo per cui resta uno dei paradisi terrestri del pianeta — e per cui, fino a poco tempo fa, ha vissuto sotto la dittatura di Manuel Antonio Noriega Moreno.



Come si cattura un dittatore con i Guns N’ Roses
Su Noriega ho scoperto una storia che trovo geniale nella sua assurdità.
Quando gli americani, sempre per il loro spirito democratico, decisero che era ora di chiudere con la dittatura, restava il problema di catturare il dittatore.
Noriega si rifugiò dentro la Nunziatura Apostolica di Panama. Essendo territorio dello Stato del Vaticano, i Navy Seals e le forze speciali americane non potevano metterci piede: ne scaturì un caso diplomatico importantissimo.
Diedero quindi vita all’operazione Nifty Package, facendo leva su due elementi puramente psicologici:
- la privazione del sonno
- la guerra psicologica.
Piazzarono davanti alla nunziatura un sistema di amplificazione potentissimo — immagina le casse di un concerto di Vasco Rossi — che ventiquattr’ore su ventiquattro faceva girare rock e metal pesante.
Il dettaglio che rende tutto perfetto: Noriega era un amante della musica classica e odiava profondamente il rock americano.
Tra i pezzi in rotazione, Welcome to the Jungle e Panama dei Van Halen.
Una situazione da Luna Park, giorno e notte, finché non si arrese. O meglio: lo cacciarono fuori dalla nunziatura prima che venisse linciato, e a quel punto fu catturato.
Trentacinquemila persone, meno degli abitanti di un quartiere di Modena
L’altra scoperta di questo viaggio è la comunità Cuna: un fiero popolo indigeno che vive lungo le coste caraibiche di Panama.
Sono trentacinquemila individui — meno degli abitanti di Modena — e hanno difeso la loro identità e le loro tradizioni.
Ho avuto la fortuna di vedere un loro mercato e uno dei loro prodotti artigianali, le molas: manufatti tessili che sfruttano la tecnica dell’appliqué inverso per ottenere disegni astratti molto colorati.



Ma la peculiarità che mi ha fatto conoscere Puratos è un’altra.
Questa comunità produce cacao, e ne consuma in quantità industriali.
Immagina una lavorazione del cacao fatta interamente a mano. Per loro il cacao è insieme una fonte di sostentamento e una fonte di nutrizione quotidiana:
bevono quattro o cinque tazze al giorno di cacao grezzo, una bevanda molto densa — mi si perdoni il paragone, popolo Cuna — a metà strada tra un frullato e una cioccolata, con dentro anche semi di banana.
Ecco come puoi preparare a casa una versione della bevanda tradizionale dei Kuna, adattata agli ingredienti reperibili ma fedele ai loro principi: niente zuccheri raffinati, lavorazione minima e massimo contenuto di antiossidanti.
I Kuna usano il platano o la banana sia come dolcificante naturale sia come addensante per smorzare l’amarezza del cacao puro.
Ingredienti (per 2 tazze)
2 cucchiai colmi di cacao amaro in polvere (biologico, non alcalinizzato/Raw) o 30g di cacao cerimoniale in pasta.
1 banana matura (o mezzo platano molto maturo, bollito e frullato).
500 ml di acqua bollente.
1 pizzico di peperoncino o cannella (opzionale, per richiamare gli aromi nativi).
Preparazione passo dopo passo
Schiaccia la banana: Riduci la banana in una purea finissima e senza grumi usando una forchetta o un frullatore a immersione.
Sciogli il cacao: In un pentolino, unisci la purea di banana, il cacao e un goccio d’acqua calda. Mescola energicamente fino a creare una pasta liscia.
Aggiungi l’acqua: Versa la restante acqua bollente a filo, continuando a mescolare con una frusta.
Cuoci a fuoco lento: Scalda il tutto a fuoco medio-basso per circa 5 minuti. Non far bollire la bevanda per non distruggere i preziosi flavanoli del cacao.
Monta e serve: Tradizionalmente la bevanda viene versata dall’alto per creare schiuma. Puoi usare un montalatte o un frullatore per renderla spumosa prima di servirla calda.
Questo consumo massiccio fa sì che il loro sistema cardiovascolare sia a livelli ottimali. E si vede: sono in splendida forma.
Ho conosciuto una coppia di marito e moglie legata a Puratos ormai da anni.
Hanno quasi novant’anni, il viso segnato dal sole, e uno spirito e un modo di fare da ventenni. C’è ancora, tra loro due, quel legame tra uomo e donna che è semplicemente stupendo da vedere. Ho avuto l’onore di cenare con loro, e ti dico che quel consumo di cioccolato allunga di gran lunga anche la loro aspettativa di vita.
Il senso di colpa e la ciambella
Ci sono aspetti davvero interessanti sui benefici del cacao non lavorato, quello inteso come cacao cioccolato fondente. E mentre ero lì ragionavo sulle applicazioni di quel cacao su prodotti che tante volte ci fanno sentire in colpa quando li mangiamo.
Al Taste Tomorrow, tra le altre cose, c’era una serie di ciambelle, una più bella dell’altra. Anche la ciambella al cioccolato — con il cioccolato del popolo Cuna.
Quella ciambella ha un’anima. Ha una storia. E fa bene anche a chi la mangia, magari senza abusarne.
Il punto è che quell’anima va fatta parlare, per ricordare cosa c’è dietro e quanto vada valorizzato un prodotto del genere rispetto a uno industriale, che non ha alle spalle lo stesso livello di qualità degli ingredienti.
Ecco perché una ciambella con il buco e il cioccolato può farci sentire meno in colpa e alzarci l’autostima.
Te l’avevo detto che non era clickbait :-) .



