45 anni, ed è ora di raccontarmi davvero
Il fatto che mi ha aperto gli occhi
Qualche giorno fa qualcuno mi ha detto che pensava che tutto il nostro lavoro ruotasse intorno a GhirlanGINa*. Punto. Solo quello.
E lì ho capito una cosa: quanto il peso che diamo alla comunicazione possa condizionare il profilo di una persona —
come viene riconosciuta, cosa viene associata al suo nome, il “gancio” con cui la gente si ricorda di te in un determinato contesto.
Un difetto che mi porto dietro da anni
Una delle mie mancanze più grandi è proprio questa: non aver mai lavorato seriamente sulla comunicazione di chi siamo e di cosa facciamo davvero. GhirlanGINa* l’abbiamo raccontata, e continuiamo a farlo, perché è la parte più ludica del nostro percorso professionale. Ed è anche per questo che le persone ci conoscono più per quello, piuttosto che per i risultati professionali, le ricerche tecnologiche, i test, i progetti importanti che abbiamo realizzato.
Quindi, alla venerabile età di 45 anni, credo sia ora di cambiare metodo.
Il metodo: parlare invece di scrivere
La logica è questa: non uso l’intelligenza artificiale per creare i contenuti, ma solo per sistemare la trascrizione dei vari audio. Il lavoro vero deve restare quello dei volumi — delle idee e dei pensieri che mi vengono in mente.
Registro tutto con il Pocket, agganciato in maniera magnetica dietro al telefono. L’obiettivo è creare contenuti ricchi ma anche rapidi: succede qualcosa, registro, trascrivo, e il pensiero diventa fluido da sviluppare — molto più che dovermi fermare ogni volta a scrivere, cosa che amo fare, ma che oggettivamente è il sistema più lento. Far defluire il pensiero direttamente nella voce, grazie agli strumenti che ci sono adesso, mi risulta molto più veloce e fattibile. E lo sto già sentendo: fin dall’inizio della registrazione, questa cosa gira meglio.
Questo è il proposito ufficiale con cui parte questo percorso: niente creazione di contenuto da parte dell’AI, solo esperienza reale. Una sorta di autointervista personale, che poi viene sbobinata e strutturata dall’intelligenza artificiale, ma con contenuti che sono solo miei.
Un libro arrivato al momento giusto
Contestualmente a questa voglia di scrivere quello che mi succede a livello lavorativo — le competenze, l’esperienza — e di condividerle, ho incrociato un libro di Maura Gancitano , Animali Narrativi (grazie al suggerimento di Federico Favot ).
Ci sono diversi passaggi di quel libro che mi hanno fatto riflettere.
Le storie che tengono insieme i pezzi
A pagina 17 c’è un passaggio in cui si dice che l’identità si costruisce perché raccontare significa selezionare eventi, disporli in sequenza e attribuire loro un senso:
Raccontare significa selezionare eventi, disporli in sequenza e attribuire loro un senso in relazione a un inizio, a uno sviluppo e a una fine. Seguire una storia e avanzare in mezzo a contingenze, sotto la guida di un’attesa che trova il suo compimento nella conclusione.
Poi c’è un passaggio di Daniel Dennett:
Senza narrazione c’è solo una successione di stati sconnessi, di momenti che non si tengono insieme.
Ecco, vorrei prendere tutti questi stati, questi momenti, e metterli finalmente insieme.
Quello che resta, quello che si trasmette
C’è un altro passaggio, questa volta di Sergio Atzeni, dal suo libro Passavamo sulla terra leggeri:
Ogni generazione riceve il racconto da quella precedente e lo trasmette a quella successiva, aggiungendo il proprio pezzo. I singoli narratori muoiono, ma la storia continua, si allunga, incorpora nuovi eventi senza perdere il legame che la lega all’origine.
Fondamentalmente è questo il punto: dare qualcosa alle persone che magari lo leggeranno tra un anno, due, dieci. E non perdere tutta l’esperienza fatta, che altrimenti rischia di rimanere semplicemente dentro i miei pensieri.
Perché lo faccio davvero
L’ultimo passaggio che mi ha colpito riguarda Odisseo:
Il nome diventa storia solo quando Demodoco lo canta, e Odisseo piange ascoltando la propria vita raccontata da un altro.
Quindi il punto è tutto qui: o la raccontiamo, questa storia, oppure rischia di restare così, dentro i miei pensieri.
Comincio da qui.
* GhirlanGINa è il gin che produciamo noi: l’unico gin al mondo personalizzabile con un video messaggio che rimane per sempre dentro alla bottiglia. Scoprilo qui.




